Quali piante aromatiche erano usate dagli antichi romani?

Dic 10, 2021 | Aromaterapia, Cosmesi naturale

Non è necessario ricordare che le erbe erano conosciute e utilizzate nell’antichità. Vale la pena notare, tuttavia, che mentre in Egitto o Babilonia si poneva l’accento sul loro significato magico, greci e romani cercavano di concentrarsi soprattutto sulla loro applicazione pratica e sull’uso in cucina, medicina e cosmesi.

 Il miglior esempio di ciò è il De Materia Medica di Pedanius Dioscorides – un praticante greco durante il regno di Nerone e Vespasiano. L’opera, fino al XVII secolo, era il trattato più completo e accurato su erbe e piante (contenente descrizioni e incisioni di circa 600 specie). Ogni casa romana che si rispetti, oltre all’orto, aveva anche un proprio appezzamento di erbe aromatiche, il più delle volte utilizzate come spezie in cucina, ma non solo. Le erbe aromatiche più apprezzate sono: anice, basilico, santoreggia, aglio, senape, issopo, capperi, cumino e cumino, erba gatta, coriandolo, finocchio, origano (maggiorana), mirto, oman, prezzemolo, assenzio, ruta, sedano, alloro e verbena.

Erbe aromatiche usate e apprezzate dai romani

  • Brassica era apprezzata a Roma come pianta medicinale insostituibile. Plinio dà ben 40 medicine a base di senape. Inoltre, è stato aggiunto alla maggior parte dei piatti sofisticati della cucina romana.
  • Erba gatta (Nepeta) dalla città romana di Nepeta famosa per la sua coltivazione, usata per scopi medicinali e speziati.
  • Sium, un’erba con una radice aromatica e commestibile, spesso coltivata nell’antica Roma. L’imperatore Tiberio apprezzava tanto i suoi valori
  • Lavanda (Lavandula) dal latino lavo, lavare, “lavare”, apprezzata per le sue proprietà antisettiche e coadiuvanti igieniche, quindi apprezzata come cosmetico, ma utilizzata anche in cucina.
  • Timo al limone, Timo (Thymus) dal greco “coraggioso”, apprezzato come cosmetico, l’olio di timo era ampiamente usato nei massaggi e nei bagni, in particolare i soldati romani si esercitavano a nuotare nell’acqua con il timo e ad aggiungerlo ai piatti, credendo che aggiungesse coraggio . L’aroma del timo è stato descritto e lodato da Virgilio.
  • Calendula (Calendula) da calendae, che è l’inizio del mese, perché si credeva fiorisse ogni primo giorno del mese.
  • Oman (Inula). Plinio racconta che l’imperatrice Julia Augusta iniziava la giornata con le radici candite dell’oman, i romani amavano anche farne conserve, quindi possiamo supporre che l’erba a quel tempo assolvesse al ruolo dei dolci di oggi.
  • Prezzemolo (Petroselinum). I medici romani ne consigliavano l’assunzione per le proprietà salutistiche, inoltre era intrecciata in ghirlande per via dell’aroma, che avrebbe dovuto allontanare gli odori sgradevoli. Si consigliava agli uomini sterili di mangiare grandi quantità di questo ortaggio.
  • Semprevivo (Sempervivum) “eternamente vivo”, secondo la leggenda, l’umanità lo ricevette in dono da Giove come amuleto contro fulmini, tuoni e fuoco, davanti ad ogni casa romana urne di ceramica piantate con rape.
  • Salvia (Salvia da salvere) “sii sano” o “salva, guarisci” – considerata come un gregge di erbe sacre raccolte in modo solenne: si faceva il primo sacrificio di pane e vino, le ricette romane ordinavano di raccogliere la salvia in un vestito bianco, a piedi nudi e senza l’uso di attrezzi, cioè a mano. Secondo Plinio –  questa pianta rimuoveva stanchezza e sonnolenza.
  • Alloro (Laurus Nobilis, laurus). Trionfo a nobilius, famoso, nobile, quindi laureato.  Onorato di allori era anche un simbolo di saggezza e gloria. L’alloro fu usato anche per incoronare meritevoli atleti e artisti. Era ovviamente anche apprezzato in cucina.
  • Secondo Plinio non esisteva erba più famosa e santa nella storia, era considerata “erba di ferro” ovvero il miglior rimedio per le ferite di ferro. A Roma era celebrata con grande riverenza e considerata sacra: manici di scopa di verbena servivano per la purificazione rituale degli altari di Giove dal sangue degli animali sacrificali.

 Da segnalare infine che anche oggi sono frequenti i cosiddetti “giardini romani”, dove l’orto è separato da una macchia di erbe aromatiche. Oltre al suo valore estetico, ha anche un significato pratico: supporta lo sviluppo delle piante, respinge i parassiti e inibisce la crescita delle erbe infestanti.

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